martedì,12 Dicembre 2017

Tecnica - Il vicolo cieco.

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La corsa al progresso in cui siamo intrappolati è propriamente delirante. L'accumulazione illimitata del capitale, la crescita indefinita delle tecniche, la produzione per la produzione, la tecnica per la tecnica, il progresso per il progresso questo "sempre di più" che costituisce la legge delle società moderne non possono continuare eternamente.
Questa fuga in avanti, necessaria all'equilibrio dinamico del sistema, viene a scontrarsi con la finezza del mondo. I limiti naturali stanno per essere superati come attestano le crisi dell'ambiente e l'aumento delle preoccupazioni ecologiche.
Forse è più fondamentalmente la pertinenza stessa di questa tensione tra bisogni e scarsità, al cuore stesso del sistema, ad essere colpita quando un tasso di crescita annuo del livello di vita del 10 per cento per un secolo lo moltiplica per 736! Si può continuare a chiudere gli occhi durevolmente e a non vedere che il meglio è nemico del bene?

Intendiamoci, non si tratta di far mostra di una nostalgia romantica per un universo pretecnico. In se stesse le tecniche attuali, anche le più audaci come la biotecnologie o la fisica nucleare non sono condannabili.
I progetti stessi, si tratti di cyborg, delle mutazioni genetiche, della colonizzazione dello spazio non sono più deliranti dell'invenzione della ruota o del fuoco, di quella della macchina a vapore o della scoperta dell'America.
L'inquietudine nasce dalla inadeguatezza tra il livello tecnico raggiunto e la macchina umana incaricata di fabbricare socialmente i cittadini.
E' angoscioso vedere che tecniche super potenti possono essere utilizzate senza controllo da imprese che non hanno altra legge se non il profitto, da signori della guerra che sognano soltanto il dominio, da burocrati che ricercano soltanto l'efficienza oppressiva in un mondo senz'anima, senza coerenza e senza progetto.

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